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IL FASCINO DELLA SOTTRAZIONE

Le opere di Guendalina Dorata esprimono un’estetica che si connota da un lato come superamento delle forme del passato e dall’altro come stratificazione di esperienze pittoriche della tradizione. Un flusso creativo che procede, però, non per accumulo ma per sottrazione.

Da qui il fascino discreto di opere che non si svelano mai del tutto, per lasciare in chi guarda la possibilità di riempire di senso ciò che è stato solo suggerito.

Dice di più dicendo di meno.

Diversamente da ciò che accade in un’epoca sovraffollata di segni come la nostra, che si configura spesso con continue addizioni, le sue tele si distinguono invece per una ricerca volta all’essenza, cromatica, di senso, di segno. Una sintesi formale che gravita con levità nello spazio-tempo dell’arte contemporanea.

Utilizza una tecnica che muove dal colore acrilico su tela e che si integra spesso con delicati tratti di pastello. Nelle sue opere intervengono anche contributi materici, quali, ad esempio, il gesso dato a spatola sulla tela che forma  così morbidi rilievi plastici. O inserti di tessuto sovrapposti alla tela, oppure ancora brandelli di alluminio, di rame, o pezzi di spago e di legno. Sembrano quasi dei reperti fossili disseminati nel paesaggio di un lontano pianeta ai confini dell’Universo, che stanno lì a testimoniare la presenza rarefatta di antiche civiltà.

D’altro canto sono anche materiali simbolo di un recupero dell’artigianalità, di un ritorno al significato antico dell’artista come artifex.

Ecco perché è sì arte non-figurativa, ma non per questo astratta. Anche senza ritrarla, infatti, non è una dimensione estetica slegata dalla realtà, è invece presente, è dentro le cose, in altre parole, è dentro la vita.

Così come, le opere di Guendalina Dorata, lasciano trasparire in filigrana la lezione di maestri come Cy Twombly, soprattutto nell’ondeggiare armonico tra disegno e pittura. O la lezione di Jannis Kounellis, sia per l’utilizzo di elementi allora definiti “poveri”, quanto per la  riduzione cromatica che arriva fino al nero quale colore totale.

E riprende vita anche la lezione dei grandi maestri dello Sho-do, l’arte nipponica della calligrafia, dove il segno pennellato in sumi diventa esso stesso elemento estetico, prima ancora di esplicare il proprio significato attraverso la compiutezza dell’ideogramma.

Ma tutto questo, ancora una volta, non si mostra. Si intuisce. Si scopre. Risuona.

E’ una sensazione particolare quella che si prova davanti a un’opera di Guendalina Dorata: improvvisamente non si ha più fretta. Avviene come una dilatazione del tempo e dello spazio che induce a soffermarsi, ad ascoltare prima ancora che a vedere.

Guendalina Dorata è sì un’artista romana, ma la sua arte è densa di stratificazioni policulturali che poi si sublimano in una sintesi evocativa che racchiude, senza mostrarle, tutte le varie sollecitazioni raccolte nel tempo alle più diverse latitudini. 

Ciò che rende un lavoro opera d’arte non è  il suo essere inserito o meno in una categoria, quanto la capacità di toccare o meno quelle corde intime che altre cose non riescono a far vibrare. Oltre, diventa inutile spiegare. Parlano le Opere. E quelle di Guendalina Dorata, non mostrando ma suggerendo, possiedono una purezza poetica capace di raccontare storie infinite. E di toccarci nel profondo.

Ut pictura poësis secondo Orazio. Sì, nelle opere di Guendalina Dorata c’è sempre una Poesia che si fa Pittura.

 

                                                                         Lamberto Petrecca

                                     Curatore

THE CHARM OF SUBTRACTION

The works of Guendalina Dorata express an aesthetic that, on one hand, transcends the forms of the past and, on the other, represents a stratification of traditional painting in a creative flow that proceeds not by accumulation but by subtraction.

This is the source of the subtle charm of works that never fully reveal themselves, leaving it to the viewer to attribute meaning to that which is merely hinted at.

She says more by saying less.

Unlike what normally happens in an era overloaded with signs such as ours, often built up through constant accumulation, her paintings stand out for their pursuit of essence, colour, meaning and signals: a formal synthesis that gravitates almost weightlessly in the space-time of contemporary art.

She uses a technique that starts with acrylic paint on canvas, often supplemented with delicate pastel strokes. Her works also contain materials, such as plaster applied to the canvas with a putty knife to form soft, plastic reliefs, fabric inserts overlaid on the canvas, or even fragments of aluminium, copper, or pieces of twine and wood. These could almost be fossils scattered across the landscape of a distant planet at the edges of the universe, bearing witness to the rarefied presence of ancient civilisations.

On the other hand, they are also symbols of the reclamation of craftsmanship, and of a return to the ancient meaning of the artist as artifex.

This is why her art is non-figurative but not abstract. Though she does not portray reality, the aesthetic dimension of her work is not detached from it. It is present inside things, that is to say inside life.

In the same way, a careful study of Guendalina Dorata’s works reveals the lessons of masters like Cy Twombly, especially in the harmonious shift between drawing and painting. Or those of Jannis Kounellis in their use of elements once designated as “poor” and in their reduction of the colour palette, going as far as to affirm black as total colour.

And we can also see the influence of the great masters of Sho-do, the Japanese art of calligraphy, where the brushstrokes in sumi ink become an aesthetic element in their own right, even before they express their meaning by completing the ideogram.

Once again, however, none of this is shown. It is intuited, discovered. It resonates.

You get a peculiar sensation when looking at an artwork by Guendalina Dorata: suddenly, you are no longer in a hurry. Time and space seem to dilate, urging you to linger, to listen before seeing.

Guendalina Dorata is a Roman artist, but her art is full of multicultural layers that sublimate into an evocative synthesis encompassing the diverse stimuli gathered over time across many latitudes, although these are not shown. 

What makes a piece a work of art is not whether or not it has been placed in a category (since this is abstract), so much as whether or not it has the ability to touch those intimate chords that other things cannot reach. Beyond that, explanations are unnecessary. Art speaks. Guendalina Dorata’s art possesses a poetic purity capable of telling endless stories, not by showing but by suggesting. It touches us profoundly.

In the words of Horace, ut pictura poësis. In the works of Guendalina Dorata, there is always poetry that becomes painting.

                                                                   Lamberto Petrecca

                Curator

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