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IL FASCINO DELLA SOTTRAZIONE

Nel campo della Fisica è ormai patrimonio acquisito che lo spazio e il tempo non siano più due dimensioni separate ma che costituiscano una sola dimensione, chiamata appunto spazio-tempo.

Le opere di Guendalina Dorata esprimono un’estetica che si connota da un lato come superamento delle forme del passato e dall’altro come stratificazione di esperienze pittoriche della tradizione. Un flusso creativo che procede, però, non per accumulo ma per sottrazione.

Da qui il fascino discreto di opere che non si svelano mai del tutto, per lasciare in chi guarda la possibilità di riempire di senso ciò che è stato solo suggerito.

Dice di più dicendo di meno.

Diversamente da ciò che accade in un’epoca sovraffollata di segni come la nostra, che si configura spesso con continue addizioni, le sue tele si distinguono invece per una ricerca volta all’essenza, cromatica, di senso, di segno. Una sintesi formale che gravita con levità nello spazio-tempo dell’arte contemporanea.

Studia arte e si diploma alla Rome University of Fine Arts nel 2015 ma respira arte sin da piccola, crescendo tra una madre pittrice e un padre architetto e designer tra i più apprezzati.

Inizia giovanissima a collaborare con lo Studio Dorata e già nel 2013 partecipa alla ideazione e realizzazione della mostra Case esposta al Maxxi di Roma.

Ma è con la sua prima personale, Tensioni della Materia, tenuta nel 2016 presso lo Studio Dorata, che già si delinea uno stile di pittura centrato su corrispondenze quasi proustiane tra gli oggetti, i segni del vivere quotidiano e gli spazi interiori. La resa è felice nelle infinite sfumature dei grigi che vanno dalla preziosità del perlaceo alla consistenza del titanio.  

Successivamente, nel 2017, presenta la sua seconda mostra personale Geometrie Libere nello spazio espositivo Margutta Home, nell’ omonima via dei pittori a Roma.  Nelle opere qui esposte si precisano gli stilemi della precedente produzione e si leggono evoluzioni dinamiche nel tratto più corposo del pennello. La tavolozza spazia in una gamma cromatica dai toni caldi che va dal bianco antico al sabbia, dalle reiterate modulazioni di grigio fino all’utilizzo di un nero pastoso, ricco e avvolgente. Un nero che a volte è disteso e pervasivo, altre volte, invece, assume il carattere di uno stilizzato segno calligrafico.

GuendaD – questo il suo nome d’arte – utilizza una tecnica che muove dal colore acrilico su tela e che si integra spesso con delicati tratti di pastello. Nelle sue opere intervengono anche contributi materici, quali, ad esempio, il gesso dato a spatola sulla tela che forma  così morbidi rilievi plastici. O inserti di tessuto sovrapposti alla tela, oppure ancora brandelli di alluminio, di rame, o pezzi di spago e di legno. Sembrano quasi dei reperti fossili disseminati nel paesaggio di un lontano pianeta ai confini dell’Universo, che stanno lì a testimoniare la presenza rarefatta di antiche civiltà.

D’altro canto sono anche materiali simbolo di un recupero dell’artigianalità, di un ritorno al significato antico dell’artista come artifex.

Ecco perché è sì arte non-figurativa, ma non per questo astratta. Anche senza ritrarla, infatti, non è una dimensione estetica slegata dalla realtà, è invece presente, è dentro le cose, in altre parole, è dentro la vita.

Così come, le opere di Guendalina Dorata, lasciano trasparire in filigrana la lezione di maestri come Cy Twombly, soprattutto nell’ondeggiare armonico tra disegno e pittura. O la lezione di Jannis Kounellis, sia per l’utilizzo di elementi allora definiti “poveri”, quanto per la  riduzione cromatica che arriva fino al nero quale colore totale.

E riprende vita anche la lezione dei grandi maestri dello Sho-do, l’arte nipponica della calligrafia, dove il segno pennellato in sumi diventa esso stesso elemento estetico, prima ancora di esplicare il proprio significato attraverso la compiutezza dell’ideogramma.

Ma tutto questo, ancora una volta, non si mostra. Si intuisce. Si scopre. Risuona.

E’ una sensazione particolare quella che si prova davanti a un’opera di Guendalina Dorata: improvvisamente non si ha più fretta. Avviene come una dilatazione del tempo e dello spazio che induce a soffermarsi, ad ascoltare prima ancora che a vedere.

Non a caso  tra le più apprezzate destinazioni delle opere di Guendalina Dorata figurano le  ambientazioni in famosi hotel o in ricercate dimore private. La particolarità risiede nel fatto che sono quasi sempre collocazioni multiple e che, proprio per questo, non assolvono solo una mera funzione decorativa, ma contribuiscono a definire le linee generali del progetto in cui l’ambiente è stato ridisegnato; tanto che, alla fine, risulta difficile distinguere quanto sia il Design a influenzare l’Arte o viceversa.

Ad esempio, in una prestigiosa villa privata sull’Appia antica, tra ruderi carichi di vicende eroiche ed echi millenari di cultura, troviamo le opere di GuendaD che stemperano il peso della Storia attraverso il contrappunto di un tratto gentile e al tempo stesso allusivo a un passato non mai sepolto.

Spostandoci poi al centro di Roma, nello storico Grand Hotel Minerva, situato in un palazzo del ‘600 dietro il Pantheon, incontriamo le opere della Dorata che qui traducono la sontuosa ricchezza del Barocco romano in una grazia minimale di elegante leggerezza. GuendaD assorbe un patrimonio di ori, di stucchi, di ridondanze e lo restituisce sottraendo ad esso le forme più elaborate e i colori più vistosi, riuscendo però a conservarne intatto tutto lo stupore.

E ancora. Il sofisticato White Villa Hotel di Tel Aviv è una costruzione degli anni ’40 ispirata a Le Corbusier. L’Hotel è posizionato all’interno di un intero quartiere che fu edificato richiamando gli stilemi della Bauhaus e che ancora adesso va sotto il nome di Città Bianca. Oggi questo edificio, pur mantenendo il segno di quella grande stagione architettonica, è stato completamente ripensato al suo interno e accoglie con singolare consonanza le opere di GuendaD. In questa moderna parte del mondo, che tuttavia affonda le sue radici in un passato biblico, le opere trovano una collocazione atta a rievocare profeti e sermoni antichi e a confortare le meditazioni dell’ospite con pacata serenità. I quadri e l’ambiente in cui sono posti non sono più sentiti come separati o semplicemente “accostati”, ma si compenetrano in un’unicità estetica  non più separabile.

In Indonesia, infine, nell’ esclusiva Villa Venus a Bali, tra memorie sparse della colonizzazione olandese e paesaggi naturali ricchi di spiagge da dolce naufragio, di foreste rigogliose e di vulcani preistorici ancora attivi, si mostra una natura prepotente e flessuosa, culla di civiltà primordiali e di lontani culti. Ebbene, proprio in questo resort, concepito come luogo d’incontro tra elementi dalle nitide linee europee con stoffe e legni lavorati localmente, proprio qui le opere di GuendaD dialogano con quei sapienti manufatti e li rielaborano in un’armonia mai esteriore ma esistenziale. I suoi quadri amplificano e al tempo stesso riducono alla loro intima natura, quanto di ancestrale e di moderno è presente nelle sale ove sono esposti.

Guendalina Dorata è sì un’artista romana, ma la sua arte è densa di stratificazioni policulturali che poi si sublimano in una sintesi evocativa che racchiude, senza mostrarle, tutte le varie sollecitazioni raccolte nel tempo alle più diverse latitudini. 

Si usano tanti –ismi e tanti nomi nell’Arte: figurativo, astratto, informale, concettuale, ecc. categorie che hanno un senso generico e sempre molto relativo. Esistono infatti ritratti di grande maestria formale ma che a ben vedere sono di un’astrazione sublime, come già, ad esempio, in Piero della Francesca. Oppure quadri astratti che invece rimandano a figure reali, pur dipinte in modo non imitativo, da Kandinskij fino a Keith Haring. E allora?

Forse sarebbe più esatto dire che l’Arte è sempre astratta, anche quando è figurativa. Perché, se Arte è, estrae, solleva, le figure dal proprio contesto e le colloca in uno spazio interiore rivestendole di altri e nuovi contenuti.

Ma, inversamente, è possibile anche dire che l’Arte è  sempre figurativa, anche quando si fa astratta. Perché quei segni rimandano sempre a delle immagini archetipiche sedimentate nel nostro io più profondo e le richiamano facendole parlare.

Ciò che rende un lavoro opera d’arte non è quindi il suo essere inserito o meno in una categoria (questa sì astratta), quanto la capacità di toccare o meno quelle corde intime che altre cose non riescono a far vibrare. Oltre, diventa inutile spiegare. Parlano le Opere. E quelle di Guendalina Dorata, non mostrando ma suggerendo, possiedono una purezza poetica capace di raccontare storie infinite. E di toccarci nel profondo.

Ut pictura poësis secondo Orazio. Sì, nelle opere di Guendalina Dorata c’è sempre una Poesia che si fa Pittura.

 

                                                                                 Lamberto Petrecca

                                                                                 Curatore

THE CHARM OF SUBTRACTION

In the field of physics, it is now conventional wisdom that space and time are not two separate dimensions, but rather a single dimension called space-time.

The works of Guendalina Dorata express an aesthetic that, on one hand, transcends the forms of the past and, on the other, represents a stratification of traditional painting in a creative flow that proceeds not by accumulation but by subtraction.

This is the source of the subtle charm of works that never fully reveal themselves, leaving it to the viewer to attribute meaning to that which is merely hinted at.

She says more by saying less.

Unlike what normally happens in an era overloaded with signs such as ours, often built up through constant accumulation, her paintings stand out for their pursuit of essence, colour, meaning and signals: a formal synthesis that gravitates almost weightlessly in the space-time of contemporary art.

Guendalina studied art and graduated from the Rome University of Fine Arts in 2015, but she was inspired by art from an early age. Her mother is a painter, and her father an esteemed architect and designer.

She began working with Studio Dorata at a very young age and contributed to the design and creation of the Case exhibition at the MAXXI Museum in Rome as early as 2013.

But it is with her first solo exhibition, Tensioni della Materia, held in 2016 at Studio Dorata, that we can begin to identify a style of painting focussed on almost Proustian connections between objects, the signs of everyday life and interior spaces, successfully rendered in infinite shades of grey ranging from precious pearl grey to solid titanium. 

In 2017, she presented her second solo exhibition, Geometrie Libere, in the Margutta Home showroom located on Via Margutta, home to many artists over the years. The works exhibited further reveal the stylistic traits of her previous pieces, and we can see a dynamic development in the thicker brush strokes. Her palette includes colours with warm tones, from antique white to sand, repeated variations of grey, and the use of a soft, rich and enveloping black that at times spreads out and becomes all-consuming, while at other times it takes on the form of stylised calligraphy.

GuendaD, as she is professionally known, uses a technique that starts with acrylic paint on canvas, often supplemented with delicate pastel strokes. Her works also contain materials, such as plaster applied to the canvas with a putty knife to form soft, plastic reliefs, fabric inserts overlaid on the canvas, or even fragments of aluminium, copper, or pieces of twine and wood. These could almost be fossils scattered across the landscape of a distant planet at the edges of the universe, bearing witness to the rarefied presence of ancient civilisations.

On the other hand, they are also symbols of the reclamation of craftsmanship, and of a return to the ancient meaning of the artist as artifex.

This is why her art is non-figurative but not abstract. Though she does not portray reality, the aesthetic dimension of her work is not detached from it. It is present inside things, that is to say inside life.

In the same way, a careful study of Guendalina Dorata’s works reveals the lessons of masters like Cy Twombly, especially in the harmonious shift between drawing and painting. Or those of Jannis Kounellis in their use of elements once designated as “poor” and in their reduction of the colour palette, going as far as to affirm black as total colour.

And we can also see the influence of the great masters of Sho-do, the Japanese art of calligraphy, where the brushstrokes in sumi ink become an aesthetic element in their own right, even before they express their meaning by completing the ideogram.

Once again, however, none of this is shown. It is intuited, discovered. It resonates.

You get a peculiar sensation when looking at an artwork by Guendalina Dorata: suddenly, you are no longer in a hurry. Time and space seem to dilate, urging you to linger, to listen before seeing.

It is no accident that some of the most popular destinations for Guendalina Dorata’s works are famous hotels and elegant private homes. Their distinctive feature lies in the fact that they almost always have multiple settings and that, precisely for this reason, they do not have a merely decorative function, but rather help to define the general thrust of the arrangement according to which the environment is redesigned; so much so that, in the end, it is difficult to distinguish how much the design has influenced the art and vice versa.

For example, in a prestigious private villa on the Appian Way, among ruins imbued with heroic adventures and the echoes of thousands of years of culture, we find the works of GuendaD, which dissolve the weight of history through the counterpoint of gracious strokes, while at the same time alluding to a past that was never buried.

Shifting our focus to the centre of Rome, in the historic Grand Hotel Minerva, located in a seventeenth-century building behind the Pantheon, we once again encounter Dorata’s works. Here, they translate the sumptuous opulence of Roman Baroque into minimalist grace instilled with elegant lightness. GuendaD absorbs a legacy of gold, stucco and excess and gives it back, subtracting from it the most elaborate forms and the brightest colours, but managing to maintain its power to astonish.

And again. The sophisticated White Villa Hotel in Tel Aviv is a building inspired by Le Corbusier that dates back to the 1940s. The hotel can be found in a neighbourhood built to invoke the stylistic features of the Bauhaus movement, and which still goes by the name of White City. While it remains a symbol of this great architectural period on the outside, this building has now been totally redesigned inside, where it forms a strikingly harmonious backdrop for the works of GuendaD. In this modern part of the world which nonetheless has its roots in a biblical past, GuendaD’s works have found a setting suited to evoking ancient prophets and sermons and to calmly and serenely supporting the meditations of guests. The paintings and their settings are no longer perceived as separate or simply “side by side”; instead, they meld together in an aesthetic union where they can no longer be divided.

To Indonesia, finally, and the exclusive Villa Venus in Bali, set among the scattered remnants of Dutch colonisation and natural landscapes rich in romantic castaway beaches, flourishing forests and active prehistoric volcanoes, home to a powerful yet graceful nature, the cradle of primordial civilisations and ancient religions. Right here, in this resort conceived as a meeting place between clean European design and locally-worked woods and fabrics, the works of GuendaD can be found engaged in a dialogue with these excellent artefacts, reworking them in a harmony that is existential but never external. Her paintings amplify the ancestral and modern aspects of the rooms where they are exhibited while also reducing them to their most intimate nature.

Guendalina Dorata is a Roman artist, but her art is full of multicultural layers that sublimate into an evocative synthesis encompassing the diverse stimuli gathered over time across many latitudes, although these are not shown. 

There are many -isms and many designations in art: figurative, abstract, informal, conceptual, etc., categories that have generic meanings and that are always highly relative. Many portraits display great formal mastery but are, upon closer inspection, sublimely abstract, as in the case of Piero della Francesca. There are also abstract paintings that refer to real figures, though not mimetically: take Kandinsky and Keith Haring, for example. And so?

Perhaps it would be more accurate to say that art is always abstract, even when it is figurative. Because if it is art, it extracts and lifts the figures from their surroundings, transporting them to interior spaces and endowing them with new and different content.

Conversely, we could also say that art is always figurative, even when it is abstract. Because those signs always remind us of archetypal images that are embedded in our innermost self; they evoke these images and give them a voice.

What makes a piece a work of art is not whether or not it has been placed in a category (since this is abstract), so much as whether or not it has the ability to touch those intimate chords that other things cannot reach. Beyond that, explanations are unnecessary. Art speaks. Guendalina Dorata’s art possesses a poetic purity capable of telling endless stories, not by showing but by suggesting. It touches us profoundly.

In the words of Horace, ut pictura poësis. In the works of Guendalina Dorata, there is always poetry that becomes painting.

                                                                                   Lamberto Petrecca

                                                                                   Curator